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Comfort zone: perché ci fa arrabbiare?

Un super tema tanto discusso su cui sono stati scritti centinaia e centinaia di libri sui quali troviamo un mare di pratiche, di strategie e tecniche per riuscire ad uscire da questa benedetta zona.

Ma perché ci fa incazzare sentirne parlare?

Perché chi ne parla ci fa visualizzare dove vorremmo stare, cosa vorremmo fare, chi vorremmo diventare, ma farlo ci costringe a mettere in discussione convinzioni e credenze, e ci “costringe” allo sforzo necessario.

La Comfort Zone delinea i nostri limiti, delinea ciò che non conosciamo al di là della linea di confine che gli abbiamo dato. Delinea la nostra apertura o chiusura mentale a seconda di quanto spazio troviamo all’interno della stessa.

Quando tentiamo di uscire dalla zona di comfort invece, abbiamo a che fare con cose che non conosciamo. Per la nostra mente questo significa dover apprendere partendo da zero, ma al nostro cervello piace apprendere se di mezzo c’è motivazione. Anche apprendere è una cosa che va allenata. Eh sì, anche l’apprendimento va allenato.

Anche il fatto di spingerci ogni tanto fuori dalla zona di comfort è un’abitudine di per sé. Tanto che sta a noi decidere se fare di questo un’abitudine positiva o negativa.

È importante sapere bene che se stiamo troppo nella zona di comfort e non ne ampliamo mai la dimensione, di fatto questa zona si rimpicciolisce, e questo inizia a far scricchiolare la nostra “protezione”, le nostre certezze. Questo è quello che ci fa incazzare.

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