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Crollo demografico: reale problema o paura di convenienza?

Il tema del calo delle nascite viene costantemente rilanciato come opportunità o problema.

Recentemente si è espresso anche il Papa, e lo ha fatto in modo forse non coerente con il rispetto della vita di tutti e con la buona educazione del non giudicare. Dire “le coppie non fanno figli ma hanno cani e gatti” non risolve il problema, sempre che sia un problema, ma non fa altro che invadere il diritto di ognuno di decidere il percorso della propria vita.

Chiunque si esprime sul tema del calo delle nascite, non fa altro che far trasparire la sua convenienza nel parlarne, e da qui partono le domande: reale problema, o paura di convenienza? Il calo delle nascite è un problema economico? Le coppie non fanno figli perché costano?

La risposta a quest’ultima domanda “è facile”: nei posti più poveri si fanno più figli. Sarà che invece nei luoghi più “ricchi” in molti decidano di investire tempo e denaro diversamente? Può essere che a far paura sia la necessità di riscrivere i modelli politici incluse le strutture sulle quali posa il proprio patrimonio di consensi e ricchezza? Può essere che si ha paura di riscrivere il mondo del lavoro ed i valori sui quali lo stesso si fonda? Può essere che a far paura sia la volontà di cambiare la velocità dei consumi?

Quello che compro la mattina, è vecchio nel pomeriggio. Può essere che la società che si dice libera ha paura di uscire dai binari sui quali cammina? Perché tutte queste domande possono avere a che fare con le nascite? Perché è reale il fatto che l’attuale società si basa sempre più sulla “colpa degli altri” e la sempre più marcata assenza del volersi assumere la responsabilità per qualcosa e per qualcuno.

Rimane il fatto che fare figli deve essere un desiderio sentito, e per il quale serve una responsabilità consapevole, perché il mondo fuori di noi è in continuo cambiamento e dobbiamo essere pronti a riscrivere e rafforzare il concetto di responsabilità stessa.

È evidente che in una società che spinge forme di vita uguali per tutti, dobbiamo essere persone pronte a saper decidere diversamente dai modelli di pensiero per trovare soluzioni nuove alle cose che vogliamo e che ci accadono. Dobbiamo imparare a riformulare le domande per invertire le risposte: “quanto ci costerebbe fare figli in termini economici e non?”. Ma, “quanto ci costerebbe non farli?”.

Se ho il desiderio di fare un figlio o più, quanto mi costerebbe in termini di assenza e in termini di rinuncia? Se credo nella vita che genera vita, perché non prepararmi a trovare le soluzioni di volta in volta e realizzare comunque il mio sogno?

Se una cosa la voglio, mi preparo ad essere la persona che può sostenere il percorso. Ne creo le condizioni.

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