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L’Abbazia di Valvisciolo

Un’abbazia ai piedi dei monti che delimitano la pianura pontina; un’architettura che apparenta il complesso, imperniato sulla chiesa e sul chiostro, a quello della vicina Fossanova; una realtà ancora vissuta dai monaci cistercensi, protagonisti massimi della creazione nel tempo di ciò che oggi possiamo vedere.

Questa è Valvisciolo, altro luogo cardine della religiosità medievale pontina. Ma anche moderna, come dimostrano gli affreschi all’interno della chiesa di uno dei più importanti artisti, tra gli attivi a Roma, dell’arte italiana a seguito del Concilio di Trento. Sono ancora presenti in loco, infatti, le raffigurazioni del Pomarancio. Quest’ultimo lavorò nel coro, nel presbiterio, e in particolare possiamo vedere al netto dello stato conservativo il suo lavoro nella cappella di San Lorenzo: in essa, sono affrescate storie della vita del Santo, insieme ai martiri di Papa Sisto II, di Ippolito e di San Romano; inoltre è raffigurato l’episodio della traslazione del corpo di Santo Stefano accanto a quello di San Lorenzo, avvenuto a Roma durante il pontificato di Pelagio II.

Ciò non conclude l’itinerario artistico di Valvisciolo, che prosegue la sua storia nel terzo millennio: la donazione del 2002 del collezionista Guglielmo Guidi, ha dotato l’abbazia del nucleo di opere presentate ai visitatori dall’anno successivo. Ricavato per loro un museo nello spazio un tempo dispensarium dei monaci cistercensi, sono raccolte opere di artisti europei di primo piano. In particolare, gli esemplari incisori spaziano tra i protagonisti che hanno fatto la storia del genere: Goya, Rembrandt, Piranesi. Il respiro dell’arte in osmosi con quello della religiosità occidentale, tanta della nostra cultura preservata e tramandata a Valvisciolo.

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