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Tra Internet e pandemia: piattaforme vs fake news

Sentiamo fin troppo spesso parlare di ‘’fake news’’, disinformazione ed ‘’infodemia’’, ma è interessante attualizzare tali termini al contesto in cui viviamo, caratterizzato dalla pandemia dovuta al Covid-19. 

Durante le drammatiche settimane vissute a partire dal 21 febbraio 2020, ognuno di noi ha sperimentato un nuovo modo di vivere. Internet e le piattaforme sono diventati gli unici strumenti per comunicare e rimanere connessi. Ed  è proprio in questo clima che assistiamo ad un’elevata diffusione di fake news in materia sanitaria, che generano allarmismo, paura e comportamenti errati. Il Coronavirus rappresenta un caso esemplare di come un evento improvviso possa scatenare una domanda di informazione inedita.

L’epidemia di Covid-19 ha anche accelerato il processo di disvelamento delle fake news provenienti da fonti inaffidabili di informazione. 

Le piattaforme, infatti, hanno intrapreso alcune azioni per migliorare la qualità dei contenuti. Attraverso un dialogo aperto con i propri utenti e orientandoli verso la corretta informazione hanno tentato di fronteggiare la minaccia della disinformazione sul Covid.

Questi processi rendono le piattaforme delle vere e proprie fonti informative, questione che si perpetuerà anche oltre l’epidemia di Covid-19.

Vediamo alcune azioni pratiche adottate da quattro tra le piattaforme più utilizzate.

TWITTER

A partire dal 31 gennaio 2020, Twitter ha attivato un piano contro la disinformazione e il complottismo sul Covid-19, collaborando con AGCOM. In tal modo, ha provveduto a segnalare e rimuovere migliaia di account e post che diffondevano fake news. 

La piattaforma ha inoltre indirizzato i propri utenti ad informarsi tramite le pagine ufficiali del Ministero della Salute e dell’OMS. Ha anche orientato i propri algoritmi di visualizzazione per fare in modo che le fonti affidabili venissero presentate come primi profili visibili al momento della ricerca. 

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Twitter ha poi attuato un processo di penalizzazione progressiva degli account chiamato ‘Strike System’, per punire e limitare i profili riconosciuti come trasgressori. 

La piattaforma ha provveduto a sperimentare un nuovo strumento contro le fake news che consiste nel segnalare, proprio come si procede per spam o altro, contenuti e account contenenti possibili fake news. 

TIKTOK 

TikTok ha messo al centro della sua strategia l’attività creativa dei suoi utenti, invitandoli a consultare siti e fonti attendibili prima di produrre contenuti che avessero come tema il Covid-19. 

Oltre poi ad offrire sezioni dedicate all’approfondimento tematico, ha utilizzato l’hashtag #COVID per fare in modo che chiunque lo cercasse, ricevesse un avviso con l’accesso diretto al sito dell’OMS.

Ha anche lanciato il banner ‘’Conosci i tuoi fatti’’ che avverte gli utenti di contenuti probabilmente non verificati. 

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Anche TikTok, poi, ha provveduto alla segnalazione e alla rimozione di profili che diffondevano disinformazione, sensibilizzando i propri utenti e  portandoli verso le pagine della Croce Rossa, del Ministero della Salute e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. 

FACEBOOK

Facebook ha adottato invece misure diverse, coinvolgendo differenti attori istituzionali. 

Il social network, durante la pandemia ha inizialmente provveduto alla segnalazione e all’individuazione di fake news che circolavano attraverso i suoi canali, solo successivamente rimuovendole. La sua iniziativa prevede l’eliminazione non solo di chi produce contenuti fuorvianti, ma anche di chi li condivide, facilitando così la cancellazione totale di fake news.

Ha poi fatto in modo che chiunque avesse interagito con tali contenuti, fosse rimandato al sito dell’OMS nella sezione ‘Myth Busters’, in cui le fake news sul Covid vengono smontate una ad una. 

Ha impegnato, inoltre, la sua task force di fact-checkers per stanare le informazioni non supportate da evidenza scientifica, per segnalarle e per affiancare loro un link che ne smonti il significato. 

Il suo Centro Informazioni Covid-19, poi, ha permesso agli utenti di godere di notizie ed informazioni pubblicate da fonti ufficiali, facilitando la corretta informazione. 

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Facebook sta tutt’ora cercando di migliorare i propri risultati di ricerca, facendo in modo che quando un utente cerca contenuti relativi alla malattia, vengano promossi risultati autorevoli e pertinenti, fornendo risorse di terze parti per connettere le persone con le informazioni degli esperti. 

GOOGLE

Il cuore della strategia del motore di ricerca consiste, a differenza delle precedenti, in un’assunzione di responsabilità degli algoritmi e in un’ammissione di impotenza degli stessi, per cui spesso le informazioni che circolano sono confuse e contrastanti. 

La sua strategia non prevede nessun meccanismo di censura: il browser ha messo a punto un sistema che riconosce quando le notizie su un certo argomento mutano di continuo, senza esprimersi sull’attendibilità di tali contenuti, e consiglia all’utente di essere prudente. 

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Ulteriore iniziativa promossa da Google sono i ‘Knowledge Panels’, che vengono utilizzati all’interno dei risultati di ricerca per contrastare la disinformazione legata ai vaccini covid-19. Sono dei pannelli informativi, sezioni che la piattaforma inserisce nei risultati di ricerca per offrire agli utenti delle contromisure per combattere fake news e credenze popolari sui vaccini. 

Ma quali potrebbero essere, secondo te, ulteriori strategie, magari più efficaci sotto il punto di vista pratico, che le piattaforme potrebbero adottare per contrastare la circolazione di disinformazione?

Esponici la tua opinione QUI.

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